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Identità e ruolo

L'AI recitata sul lavoro per stare al passo

Giovedì 1 ottobre 2026 · 4 minuti di lettura · settimana 40

Su 1.000 lavoratori americani a tempo pieno sentiti da Visier, il 48% dice di aver esagerato il proprio uso dell'AI o la propria competenza davanti a colleghi o vertici. Alla radice, secondo il rapporto, c'è la sfiducia nella leadership.

Il 23 settembre Visier, società di software con sede a Vancouver, ha pubblicato un rapporto sull'AI al lavoro. Su 1.000 lavoratori americani a tempo pieno, il 48% dice di aver "esagerato il proprio uso dell'AI o la propria competenza con colleghi o vertici aziendali" per stare al passo con le aspettative.

La pressione arriva mentre il lavoro cambia sul serio. Il 54% degli intervistati, fra sanità, finanza, risorse umane e altri settori, dice che il proprio ruolo o la propria carriera sono "cambiati in modo significativo a causa dell'AI negli ultimi due anni". Quasi il 60% si dice incerto sul piano dell'azienda per gestire quei cambiamenti.

Il 45% dice di essersi sentito spinto a usare l'AI "anche senza sentirsi sicuro di come usarla in modo efficace". Sette dipendenti su dieci, riporta HR Dive, temono che l'adozione della tecnologia possa danneggiare la loro carriera o costare loro il posto.

Secondo Fast Company, che ha ripreso il rapporto, la pressione spinge alcuni lavoratori a fingere di usare l'AI anche quando ne fanno a meno. Credono che mostrare entusiasmo conti quanto ottenere risultati migliori, o anche di più.

Il rapporto dà un nome al fenomeno, "uso performativo dell'AI", e ne indica il motore nella mancanza di fiducia nella leadership. Il 32% degli intervistati chiede "più formazione sull'AI e più occasioni di aggiornamento", il 31% "maggiore trasparenza".

Secondo Andrea Derler, che in Visier si occupa di ricerca, la pressione per far funzionare l'AI esiste a ogni livello dell'organizzazione. I CIO sentono di dover dimostrare il ritorno sull'investimento, i manager di dover spingere i team a usarla. I dipendenti cercano di capire quale uso abbia senso per loro.

Lo stesso giorno The Nation ha pubblicato una puntata del podcast American Prestige con Noam Scheiber, giornalista del New York Times. Con i conduttori Daniel Bessner e Derek Davison ha parlato della radicalizzazione dei laureati americani, fra sottoccupazione dei neolaureati, taylorizzazione del lavoro impiegatizio, AI e crollo della meritocrazia. Sul tema ha scritto un libro, Mutiny, sull'ascesa e la rivolta della classe lavoratrice laureata.

A New York le porte d'ingresso al tech si restringono, anche se OpenAI e Anthropic hanno messo radici in città. Secondo il Center for an Urban Future, think tank newyorkese citato da Fast Company, dal 2022 gli annunci per posizioni entry-level nel tech sono calati del 49%, il calo più forte fra tutti i settori.

"Il problema di fondo è che i datori di lavoro hanno un incentivo individuale ad assumere lavoratori che hanno già due o tre anni di esperienza", ha detto Eli Dvorkin, fra gli autori del rapporto, in un'intervista a Searchlight. "Ma se tutti i datori di lavoro si comportano così, l'ecosistema dei ruoli d'ingresso nel suo insieme crolla, e alla fine questo danneggia anche i datori di lavoro."

Chi entra con solide competenze AI, invece, è molto richiesto. Secondo Fast Company, gli annunci entry-level per questi profili sono saliti del 20% negli ultimi quattro anni.

Il 22 settembre lo sviluppatore software Alexandru Nedelcu ha pubblicato sul suo blog un post intitolato "AI Has No Wisdom and Neither Will You" (l'AI non ha saggezza, e nemmeno tu l'avrai). Su Hacker News ha raccolto 372 punti e 523 commenti.

Nedelcu usa l'AI nel lavoro di ogni giorno e insegna ai colleghi quello che ha imparato. Il suo timore riguarda chi affida all'AI la scrittura, e perfino la lettura, del codice. "Quelle persone non arriveranno mai alla padronanza, perché smettono di fare scelte, di assumersi la responsabilità degli errori nel codice e di imparare da quegli errori", scrive.

Nel post azzarda anche una previsione. "In futuro vedremo sempre più aziende vantare con orgoglio la loro politica 'NO-AI' come vantaggio competitivo. E avranno ragione."

Visier indica una via d'uscita dentro le aziende. "Offrendo ai dipendenti occasioni per aggiornarsi, imparare e condividere conoscenze fra colleghi, i leader possono prevenire in modo proattivo i comportamenti di uso performativo dell'AI e aiutare ad alleviare l'ansia della forza lavoro", si legge nel rapporto.

Per Derler, le organizzazioni riescono solo se i dipendenti possono dire con franchezza cosa funziona e cosa no. "Se non permetti alle persone di vederlo, si limiteranno a darti una risposta generica, 'Ah sì, uso l'AI per tutto, e tutto va meglio'", ha detto. "Il che significa che stai sprecando tempo."

Fonti

  1. Fast Company - Workers are faking their interest in AI to satisfy bosses, report shows
  2. HR Dive - Employees report performative AI use amid role changes
  3. The Nation - Mutiny of the College-Educated Worker, con Noam Scheiber
  4. Fast Company - Entry-level tech jobs in NYC are being cut in half by the AI boom
  5. Alexandru Nedelcu - AI Has No Wisdom and Neither Will You
  6. Hacker News - discussione su AI Has No Wisdom and Neither Will You
  7. Alexandru Nedelcu - About
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