Dietro questa percentuale ci sono persone che stanno imparando un modo nuovo di lavorare fuori da un processo aziendale strutturato, ciascuna per conto suo.
Il dato viene dalla ricerca AI.DEA, realizzata da Nomisma con il sostegno di UniCredit e presentata a Castel San Pietro Terme (Bologna) il 16 ottobre, alla prima edizione del Forum di Varignana. Nomisma è una società indipendente che dal 1981 propone studi settoriali e ricerche economiche.
L'indagine è stata condotta su oltre 200 PMI italiane con 10-250 addetti, appartenenti alle filiere Machinery, Agrifood e Motor Valley, con l'obiettivo di misurare la profondità del cambiamento organizzativo che l'AI genera. Ne è emerso che il 45% è fermo all'uso informale e un altro 21% non la usa ancora. Complessivamente, due imprese su tre non utilizzano l'AI in modo strutturato, mentre le restanti, circa una su tre, sono più avanti: il 22% del totale ha automatizzato singole attività, l'8% ha sviluppato processi guidati dall'AI e solo il 4% la impiega per trasformare il proprio modello di business.
Sulle competenze, ciò che le imprese dichiarano e ciò che fanno vanno in direzioni diverse. Per il 50% delle PMI il principale ostacolo all'adozione dell'AI è la mancanza di competenze interne, e il 57% individua proprio nel loro rafforzamento la leva più importante per accelerarne la diffusione. Eppure sette aziende su dieci non hanno ancora attivato percorsi di formazione sull'AI, e soltanto l'8% offre programmi avanzati e continuativi.
Chi usa l'AI di sua iniziativa, intanto, accumula esperienza. È possibile che una parte delle competenze che le imprese indicano come mancanti si stia già formando così. Ma finché l'uso resta informale, quel sapere appartiene a chi se lo è costruito, e se cambia ruolo o lascia l'azienda lo porta con sé.
Le cose cambiano, secondo la ricerca, per le aziende che hanno superato la fase informale. Il 78% di queste ha avviato un processo per individuare nuovi ambiti di utilizzo dell'AI, il 73% l'ha integrata, almeno parzialmente, con i sistemi aziendali e il 60% ne misura gli impatti o sta definendo indicatori specifici. Sono attività che coinvolgono l'intera organizzazione, e vanno a sommarsi al patrimonio condiviso di conoscenze.
Andrea Bontempi, direttore generale di Nomisma, nel comunicato di presentazione avverte che le aziende che non investono oggi sulla formazione del personale rischiano di perdere terreno, perché "l'intelligenza artificiale richiede un'accumulazione di dati, competenze ed esperienze che non si costruisce dall'oggi al domani". Tra le cose che occorre fare, secondo Bontempi, c'è "formare competenze capaci di unire mestiere e tecnologia".
La domanda, per chi guida una PMI o ne gestisce le persone, parte da quello che accade già in reparto e in ufficio. Nella vostra azienda, quando un dipendente scopre per conto suo come lavorare con l'AI, in che modo quel sapere diventa anche dell'impresa? C'è poi un aspetto che i dati di Nomisma non toccano: se chi ha imparato da solo sa anche valutare ciò che l'AI produce.