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Valutare un dipendente con l'AI: dal 23 ottobre l'ultima parola spetta a una persona

Venerdì 23 ottobre 2026 · 3 minuti di lettura · settimana 43

Il decreto legislativo 179/2026 impone che le decisioni finali sul rapporto di lavoro non siano affidate solo a un sistema automatizzato, e dà al lavoratore il diritto di chiederne la motivazione.

Marta, responsabile HR di un'azienda, a fine anno apre il sistema di valutazione che ha assegnato un punteggio a ogni dipendente. Accanto al nome di Luca, un suo collega, il sistema propone un provvedimento disciplinare. Per confermarlo basterebbe un clic.

Marta e Luca sono personaggi inventati, ma la loro situazione è proprio quella di cui si occupa una norma italiana. Dal 23 ottobre, quando un datore di lavoro si avvale di un sistema di intelligenza artificiale per valutare le prestazioni di un dipendente o per decidere un provvedimento disciplinare, la decisione definitiva spetta a una persona. Lo stabilisce l'articolo 41 del decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre. Il decreto adegua la normativa nazionale al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, il regolamento (UE) 2024/1689.

Quanto sia diffuso l'uso dell'AI nella valutazione del personale lo indica la Ricerca 2026 dell'Osservatorio Purpose in Action, condotta su 612 manager di imprese operanti in Italia e presentata al Purpose Day della scuola di management del Politecnico di Milano. Secondo la ricerca, l'intelligenza artificiale è già entrata nelle organizzazioni, anche negli ambiti più delicati per le persone. Il 25% la utilizza nella valutazione delle performance, cioè nel momento in cui un'azienda giudica il lavoro di qualcuno.

Proprio sulle valutazioni delle prestazioni, oltre che sui provvedimenti disciplinari, si concentra l'articolo 41. Il testo dell'articolo è intitolato "Tutela del lavoratore nei processi decisionali assistiti da sistemi di intelligenza artificiale". Il comma 1 riguarda le decisioni finali che fanno nascere, modificano o chiudono un rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari e le valutazioni delle prestazioni. Il datore di lavoro che si avvale di sistemi di intelligenza artificiale deve assicurare che queste decisioni non siano adottate unicamente sulla base di un trattamento automatizzato. Secondo il testo, la decisione definitiva "è in ogni caso riservata a una persona fisica, che eserciti un potere effettivo e autonomo". Il comma 2 aggiunge che l'uso dei sistemi deve rispettare la dignità e la riservatezza del lavoratore e il principio di non discriminazione.

Il comma 1 contiene anche due precisazioni. La prima riguarda la selezione del personale: le attività di ricerca e selezione delle candidature restano fuori dalle decisioni finali relative alla costituzione del rapporto di lavoro, "anche quando comportino la mancata ammissione alle successive fasi della selezione". La seconda riguarda il consenso, che secondo il testo "non costituisce un'eccezione al divieto" di adottare queste decisioni unicamente sulla base di un trattamento automatizzato. Anche se il lavoratore fosse d'accordo, quindi, la decisione definitiva resterebbe a una persona.

La norma prevede anche obblighi di trasparenza. Prima dell'avvio del trattamento, il datore di lavoro deve assolvere agli obblighi di informativa previsti dall'articolo 1-bis del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152. Inoltre il lavoratore ha diritto di ottenere, a richiesta e mediante l'intervento di una persona fisica, "una motivazione intelligibile della decisione che lo riguarda". La motivazione comprende l'indicazione dell'eventuale incidenza dei sistemi di intelligenza artificiale sul processo decisionale e dei principali parametri considerati.

Se Luca chiedesse spiegazioni, a rispondergli dovrebbe essere una persona, e la risposta dovrebbe indicare se e con quale incidenza il sistema ha pesato sulla decisione, e quali parametri sono stati presi in considerazione.

Il comma 4 fissa la conseguenza di una violazione. Il licenziamento intimato in violazione del comma 1 è nullo, e sono nulle le decisioni assunte dal datore di lavoro in violazione dello stesso comma.

Per un'azienda che usa sistemi capaci di assegnare punteggi o di proporre provvedimenti disciplinari, la norma sposta l'attenzione dal sistema alle persone che gli stanno intorno. Chi prende la decisione definitiva deve avere un potere effettivo e autonomo, e qualcuno deve poterla motivare quando il lavoratore lo chiede.

Nella vostra azienda, chi saprebbe spiegare oggi a un dipendente se e come l'intelligenza artificiale è intervenuta nella sua ultima valutazione, e su quali parametri?

Fonti

  1. Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179
  2. D.Lgs. 179 del 7 ottobre 2026 (Assolombarda, testo completo dell'atto)
  3. PoliMi, Osservatorio Purpose e AI: la bussola per guidare il futuro della tecnologia
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